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Nibali: «Non sono sotto scacco e punto deciso al Tour» – IS in Sardegna

A maggio il suo programma prevede l?altura, ma lui tiene la porta aperta: «Giro? Vedremo». E sui casi doping dell?Astana è chiaro: «Situazioni differenti. la licenza non è in pericolo e io da qui non me ne vado» Ora è tutto più chiaro: finalmente Vincenzo Nibali ha in mano il calendario agonistico per essere al top della condizione al Tour de France dove andrà a caccia di un bis che lo imporrebbe tra le leggende dello sport mondiale. «Sì – conferma – il Tour è la mia grande priorità per la prossima stagione». Il primo numero sulla schiena lo attaccherà il 4 febbraio al Giro del Dubai (conclusione il 7). Poi Vincenzo sarà probabilmente al via dell’Oman (17-22 febbraio), mentre è sicura la sua presenza a Strade Bianche (7 marzo) e Tirreno-Adriatico (11-17 marzo). Qui troverà al suo fianco Fabio Aru, al debutto stagionale. Nibali andrà poi a caccia della Milano-Sanremo (22 marzo) prima del primo periodo in altura, sul Teide, dal 28 marzo all’11 aprile. Viaggio nelle Ardenne per correre Amstel Gold Race (19 aprile), Freccia Vallone (22) e Liegi-Bastogne-Liegi (26). Le prime due dovrebbero servirgli per mettere a punto la gamba, la Liegi è il suo vero obiettivo. La vittoria sfumata nel 2012 non l’ha ancora digerita. Sul Romandia resta un punto di domanda, poi tornerà in altura dal 18 maggio al 2 giugno, Delfinato (7-14) e ancora in montagna, sul San Pellegrino dal 15 al 24. Ci sarà poi la maglia Tricolore da difendere prima di schierarsi, tra 218 giorni, alla partenza della Boucle, il 4 luglio a Utrecht, con un numero 1 grande così.

PORTA APERTA Programma che quindi non comprende il Giro. Vincenzo, forse per dispiacere, però questo non lo dice. Anzi, non chiude la porta: «Non ho un programma definitivo, quello attuale lo definirei flessibile anche in base al mio estro. No al Giro? Vedremo. Io una porta la voglio tenere aperta, poi dipende anche dalla volontà della squadra». E qui, non c’’è da avere dubbi, l’Astana vuole per forza Nibali al Tour. Questione agonistica, ma anche d’immagine. Un corridore così, spendibile e credibile, fa enormemente comodo. Anzi, è esiziale. Ancora di più in un team sballottato di qua e di là dalle onde violente del doping. Una situazione che in questo ritiro ha caricato oltremodo di tensione lo staff, ieri molto impegnato alla caccia di possibili spie sulle decisioni interne. «Spie» che, tra l’altro, non per forza di cose devono essere nello stesso hotel.

NON MOLLO «Facciamo chiarezza – riprende Vincenzo -. Astana e Astana2, ovvero ProTeam e Continetal, sono due cose diverse. Noi abbiamo avuto due casi, i fratelli Iglinskiy, ma quella è appurato che è stata una questione famigliare. Gli altri tre, che non so neppure che faccia abbiano, sono stati delle scemi. Non conosco la loro realtà, faccio solo un’ipotesi, forse sono stati attratti dalla possibilità di strappare un contratto qui e guadagnare dei bei soldi. Ma sono fatti loro. La squadra ha già reagito e preso le contromisure. La Continental è stata sospesa, Sedoun (il team manager, ndr), è stato tolto». Vincenzo non è percorso dal dubbio di avere sbagliato squadra. «Sono convinto di avere fatto la scelta giusta. All’interno dello staff c’è il mio gruppo. Sono sicuro che non accade che non ci diano la licenza, ma se per assurdo dovesse accadere io non me ne andrei seppure avrei le possibilità a termini regolamentari. Qui non ci sono solo io, c’è un gruppo come minimo di 6-7 persone. Dove vado? L’Astana su di noi ha fatto un investimento e noi stiamo bene qua».

SLONGO DICE NO Nibali sa benissimo che la doppietta Giro-Tour (non parliamo poi della tripletta Giro-Tour e Vuelta che la si potrebbe considerare quasi alla stregua di una scommessa da bar), è estremamente difficile da realizzare. «Comporterebbe dei problemi enormi. Il rischio è quello di arrivare in Francia alla terza settimana, quella dove si decide la corsa, senza gambe. Poi in quel periodo bisogna costruire il gruppo per la Francia. Comunque il Giro è sempre il Giro e nel mio cuore ha una parte grande. Ho un conto aperto e, anche per la gente, devo ritornare. Posso stare due anni senza correrlo, ma poi ci devo essere». Paolo Slongo, il su allenatore, antepone la scienza alle emozioni: «Giro e Tour? Significherebbe dovere tenere un periodo di forma elevata per quasi tre mesi. Impossibile». E allora, visto che inevitabilmente sarà lotta per la maglia gialla, mettiamo in fila i rivali. «Contador è il più scaltro, il più furbo, il più esperto. Ha uno stile di corsa simile al mio, sa inventare l’azione, anche se forse è più riflessivo di me. Froome ha vinto specialmente grazie alla squadra. Quintana è giovane, ha già fatto secondo e vinto il Giro, ma lo vedo un gradino sotto gli altri».

BENTORNATO VALERIO Al suo fianco Vincenzo ritrova un amico, al quale però tira un po’ le orecchie. «Finalmente s’è risolta la questione Agnoli e sono davvero felice. Lui aveva firmato un precontratto valido a tutti gli effetti quindi si può dire che, anche se qui non è presente, non è mai uscito dalla squadra. Gli voglio bene, sapete quanto ci tengo a lui. Però ora deve fare un salto avanti dal punto di vista professionale. Anche se non farà il mio programma, che è la cosa che lo ha fatto “saltare”, voglio che arrivi alle corse pronto e che lotti per fare il meglio possibile». Al suo fianco, inoltre, l’Astana gli ha messo un corridore straordinario, Lars Boom. «Un campione come lui per la prima parte della stagione, specialmente per le classiche del Nord, ci mancava. Poi potrebbe diventare un elemento fondamentale per il Tour. Rispetto alla squadra con la quale ho vinto gli unici inserimenti potrebbero essere quello di Agnoli e il suo». Fuori quindi Aru che pure vorrebbe provare il debutto in Francia.

COPPI E BARTALI E ieri mattina tra i due, mentre si allenavano con Tiralongo e Rosa in mountain bike, c’è stato un divertente siparietto. Sembrava che Nibali avesse forato e Aru gli avesse cambiato la gomma. «Macché! Ha forato lui e io l’ho aiutato. Mentre gli cambiavo la camera d’aria lui ha tolto le spine dal copertone. Dai (afferma sorridendo), magari diventerà una storia, come la borraccia di Coppi e Bartali». Rispetto a un anno fa, stesso divano, stessa occasione, è un altro Nibali. «Lo scorso anno ero più stanco, più stressato, più teso e anche più grasso di due chili». La straordinaria normalità di un uomo che ha vinto (tra le altre) tre «corsette»: Vuelta, Giro e Tour. E che forse in Italia, non comprendiamo appieno nella sua grandezza.